Dove nasce l’idea

La chiamata

Me lo ricordo come se fosse ieri…era l’estate 2017 e sentivo che era giunta l’ora per me di fare una scelta nella mia vita, ma non capivo quale; sapevo solo che qualcosa doveva cambiare, il mio corpo mi dava chiari segnali.

In realtà già da qualche anno, ogni volta che qualcuno mi raccontava della sua esperienza del Cammino di Santiago, sentivo i brividi e capivo che prima o poi avrei dovuto fare anche io quell’esperienza. Il momento dunque era arrivato e il Cammino mi avrebbe aiutato a capire… In meno di una settimana, senza alcuna preparazione fisica e solo comprando il minimo indispensabile per affrontare il Viaggio, mi trovai lì.

La rivelazione

Prima ho precisato che ho intrapreso il Cammino senza preparazione: voglio sottolinearlo perché è un dettaglio importante. Nella mia vita fino ad allora usavo la macchina anche per fare 100 m, non sono mai stato un amante delle camminate lunghe e tantomeno degli sport di endurance; diciamo che tendenzialmente sono abbastanza pigro. Morale della favola, dopo il primo giorno di camminata (circa 20 km con zaino da 12 kg sulle spalle), le mie gambe erano talmente infiammate che mi trascinavo a fatica. Il dolore fisico era importante ma niente in confronto al dolore della mia anima e di sicuro non mi sarei fermato per nulla al mondo. Fu così che come un bradipo dolorante proseguii il Cammino senza mai fermarmi, neanche un giorno.

Dopo una settimana di sofferenza, il dolore migliorava leggermente e il passo era un po’ più veloce ma le gambe erano rimaste 2 blocchi di cemento. All’improvviso mi venne un’intuizione pazzesca: provai a sincronizzare il ritmo della mia respirazione col ritmo dei miei passi; il loro suono, dopo tanti chilometri, oltre ad essere la mia unica compagnia era anche diventato come un mantra. L’idea era di trovare la combinazione giusta tra il numero di passi e la durata degli atti respiratori; ad un certo punto, dopo vari tentativi, trovai quella giusta e fu un attimo capirlo: mi venne un’improvvisa sensazione di euforia, le gambe si erano alleggerite all’istante e gli ultimi stralci di dolore erano scomparsi. Capii che avevo scoperto, o meglio, mi era stato regalato dal Cammino, qualcosa di eccezionale: una tecnica per potenziare mente e corpo, ma soprattutto per entrare in contatto con me stesso.

Voglio aprire una parentesi che secondo me è importante perché spiega la forza del metodo RITM-U® e soprattutto perché ho scelto di chiamarlo “RITMA-TI”. Chi ha fatto il Cammino lo sa bene: nonostante la fatica, i dolori, la stanchezza, la privazione delle comodità….i pellegrini sono felici e sono tutti dispiaciuti di tornare a casa dalle loro comodità, promettendosi di non smettere mai più di camminare. E’ un po’ come i runners che si alzano alle 5 di mattina per allenarsi, come se il benessere fosse superiore alla fatica provata. Infatti, il sistema nervoso stimolato da un ritmo continuo ed armonico rilascia endorfine, però a differenza del ritmo della corsa, il ritmo della camminata del pellegrino è più blando ed è improntato di più sull’ascolto interiore.

La promessa

L’aspetto per me rivoluzionario è stato quello di mantenere quel ritmo attraverso la respirazione, come se camminassi anche da fermo; poi ovviamente, abbinato alla camminata, moltiplica esponenzialmente il suo effetto benefico. All’epoca mi ero fatto 2 promesse: la prima era quella di non perdere mai questo ritmo, tutt’ora ce l’ho e non ho intenzione di perderlo per niente al mondo perché mi sta dando veramente tanto sotto tutti punti di vista; la seconda era quella di divulgare al mio prossimo questo regalo che mi aveva fatto il Cammino, ed eccomi qua!  

La nascita del metodo RITM-U®

All’inizio, quando feci provare la nuova tecnica di respirazione agli amici, notai che alcuni erano entusiasti, altri meno poichè avevano la sensazione di sentirsi mancare l’aria. Questo mi ha permesso di capire qualcosa di fondamentale che poi sarebbe diventato il secondo pilastro del metodo RITM-U®: la respirazione deve essere prettamente diaframmatica, per cui chi ha un diaframma debole e rigido non riesce a respirare profondamente e quindi ad attuare il metodo.

Per quanto mi riguarda invece, appena tornato dal Cammino, ho dovuto per i primi sei mesi contare il mio respiro nel silenzio, oltre a camminare regolarmente; avevo paura di perdere il ritmo… finché poi l’ho automatizzato. Sinceramente, insegnare in tale modo questa innovativa tecnica respiratoria era improponibile, chi avrebbe accettato un percorso del genere? E poi era fondamentale trovare un modo efficace per insegnare a potenziare il diaframma, questo muscolo così importante ma sconosciuto a tante persone.

Invece verso settembre 2018 mi venne finalmente una brillante idea: l’unico modo possibile per insegnare questa tecnica di respirazione così rivoluzionaria era attraverso una App, e così è nato il metodo RITM-U®. Il metodo è basato su 2 pilastri che sono: il potenziamento del diaframma e l’automatizzazione della respirazione diaframmatica basandosi sul ritmo armonico della camminata moderata.

Il supporto della scienza

Prima di affrontare quest’ultimo tema voglio ricordare che il metodo RITM-U® mi è stato rivelato in uno spazio magico, attraverso un’intuizione che alla fine per me ha rappresentato un dono che mi ha fatto rinascere.

In questo ultimo anno ho fatto varie ricerche su tutto ciò che riguarda la respirazione e ho scoperto qualcosa di incredibile. Studi scientifici hanno studiato gli effetti che hanno vari riti religiosi (preghiere, mantra…) sulla respirazione e sul benessere dei praticanti ed è emerso che tali pratiche inducevano ad una respirazione ritmica, armonica e senza apnee, con una frequenza di 6 atti respiratori al minuto. Questo schema respiratorio ha un effetto equilibrante sul sistema nervoso e dà vari benefici a livello psico-fisico. Guarda a caso, è esattamente lo schema respiratorio sul quale si basa il metodo RITM-U®. A pensarci bene, in fondo ci sta… il ritmo è quello del pellegrino!

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