Il diaframma negli sport di endurance

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Finora ho parlato del diaframma e del suo collegamento con le varie strutture e funzioni dell’organismo:

  • apparato muscolo-scheletrico
  • apparato cardio-respiratorio
  • apparato circolatorio
  • apparato digestivo
  • sistema emuntorio (detox)
  • sistema nervoso

La posizione centrale del diaframma, da un punto di vista strutturale e funzionale, gli conferisce il meritato ruolo di direttore d’orchestra del corpo umano: l’equilibrio psico-fisico dell’individuo è infatti direttamente proporzionale al buon funzionamento del diaframma.

Tante persone, pur essendo consapevoli di non avere un corretto schema respiratorio, non danno importanza alla cosa semplicemente perché ignorano quanto ciò sia determinante per la salute e il benessere psico-fisico.  

Il progetto Ritm-U®, oltre ad insegnare il rivoluzionario metodo Ritm-U®, vuole divulgare e dare consapevolezza alle persone di quanto sia importante il controllo del proprio diaframma attraverso il respiro. Per fortuna, alcune persone hanno questa consapevolezza e si impegnano quotidianamente in attività virtuose alla ricerca del proprio benessere psico-fisico. Chi fa sport di endurance fa parte di questa categoria, ma quanti di loro sfruttano veramente il proprio diaframma?

Una brutta notizia per gli sportivi

Idealmente, chi svolge uno sport di endurance dovrebbe avere un’attività cardio-respiratoria molto efficiente. Visto che il diaframma è il principale muscolo respiratorio, tale categoria di persone dovrebbe avere un’attività diaframmatica eccellente…ma qui casca l’asino! Ammetto che questo dato di fatto, inizialmente, mi ha parecchio stupito invece, ragionandoci su, mi è apparso del tutto coerente. Vediamo il perché.  

Ho fatto tale scoperta quando mi sono messo a testare nel dettaglio l’attività diaframmatica dei miei pazienti per sviluppare gli algoritmi della App Ritm-U®. In questo modo ho potuto constatare oggettivamente che quasi tutti quelli che praticavano con regolarità uno sport di endurance presentavano a riposo un’attività diaframmatica quasi simile a quella dei pazienti sedentari.

So che sembra assurdo, ma è un dato di fatto!

Inoltre chi fa sport di endurance si presenta quasi sempre con un rachide in cifosi e una gabbia toracica con una consistenza mio-fasciale rigida, sinonimo di iper-attività della muscolatura della respirazione superficiale (quella toracica per intenderci).  

Nell’articolo Respirazione diaframmatica vs toracica, ho spiegato il timing fisiologico dell’attivazione della muscolatura respiratoria: in dinamica, prima si attiva il diaframma poi gli intercostali. Questo schema respiratorio fisiologico presuppone che uno respiri abitualmente col diaframma, soprattutto a riposo, ed è questo il fulcro del problema.

Facendo un ragionamento a ritroso, valutando la postura cifotica e la consistenza mio-fasciale rigida della gabbia toracica, si intuisce che chi fa sport di endurance sfrutta enormemente la muscolatura della respirazione superficiale e coinvolge poco il diaframma.

Riattivare il diaframma invece, darebbe un incremento notevole in termini di prestazione e recupero visto che

  • coinvolge 2/3 del volume polmonare
  • è la principale pompa venosa e linfatica
  • è il fulcro da cui partono tutte le catene muscolari
  • potenzia il lavoro di disintossicazione delle scorie prodotte dall’attività fisica

Ti consiglio di leggere gli articoli Respirazione diaframmatica vs toracica e Fegato e diaframma: il bomber detox e il suo assistman

Il metodo Ritm-U®: un allenamento specifico per il diaframma  

Solitamente una persona che incomincia uno sport di endurance cura tanti parametri

  • frequenza cardiaca
  • appoggio podalico
  • abbigliamento tecnico
  • alimentazione
  • tabelle di allenamento…

Tranne l’attività diaframmatica!

Si pensa che il diaframma venga automaticamente sollecitato durante l’attività fisica aerobica, ma non è così. In realtà allenare efficacemente tale muscolo richiede un’attenzione particolare perché lo si fa soprattutto in statica ed in momenti di quiete psico-fisica.

Va riservato quindi un allenamento specifico, in parallelo all’attività fisica, il cui focus è quello di inserire pian piano nel gesto sportivo uno schema respiratorio diaframmatico ritmico ed armonico.  

Il metodo Ritm-U® prevede quindi un percorso guidato, in cui l’utente viene monitorato e gradualmente guidato a potenziare il proprio diaframma secondo i parametri di Ritmo-Ampiezza-Forza (RAF) prima in statica, poi in dinamica.

La vera rivoluzione del metodo Ritm-U®è che in statica tutto questo sarà gestito da un tutor personale: lo smartphone senza nessun altro hardware associato!

Il monitoraggio eseguito con criteri scientifici permetterà di capire quanto si respira di torace e quanto di diaframma, ma soprattutto la qualità dello schema respiratorio diaframmatico, con tanto di analisi. Una vera rivoluzione a portata di tutti!

Una volta presa la consapevolezza sensoriale dell’attività diaframmatica in statica, l’utente che pratica sport di endurance potrà facilmente inserirla in dinamica nei suoi allenamenti, perché il metodo Ritm-U® promuove uno schema respiratorio armonico, ritmico e costante, molto affine alle caratteristiche degli sport di endurance.

Il Ritmo: un potente strumento per il benessere psico-fisico  

Ho sempre ammirato la costanza e la tenacia di quanti praticano sport di endurance: sono capaci di alzarsi alle 5 di mattina per allenarsi prima di andare a lavorare; anzi, loro mi dicono che stanno benissimo a tenere simili ritmi!

Confesso che per me ciò era follia pura fino a quando non ho scoperto, durante il cammino di Santiago, l’importanza di svolgere un ‘attività fisica armonica, ritmica e costante nel tempo; premetto anche che fino ad allora ero un amante della vita sedentaria. Nonostante la fatica, i dolori, la stanchezza…tutti i pellegrini che incrociavo erano felici di camminare per ore ed ore, erano addirittura dispiaciuti di tornare a casa dai loro comfort. Tutti si ripromettevano di continuare a camminare una volta tornati alla vita di tutti i giorni: una vera droga praticamente! Quest’incredibile esperienza che ho vissuto sulla mia pelle mi ha permesso di capire che un’attività ritmica, armonica e costante nel tempo, caratteristica degli sport di endurance, permette di equilibrare il sistema nervoso, generando di conseguenza il rilascio di endorfine.

In realtà, la mia grande scoperta è stata quella di associare con una combinazione perfetta, la respirazione diaframmatica al mio passo durante la camminata. Beh,che dire… da quel giorno è nato il metodo Ritm-U® ed è cambiata la mia vita!  

Nel prossimo articolo, L’occidentalizzazione dello Yoga e del Tai Chi, voglio parlare della seconda grande categoria di ricercatori del benessere psico-fisico: quelli che si sono avvicinati alla cultura orientale, facendo proprio uno stile di vita virtuoso in cui gli esercizi di respirazione sono all’ordine del giorno. Farò anche a loro la stessa domanda, per niente scontata: quanti tra costoro sono sicuri di usare correttamente il proprio diaframma?    

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Un abbraccio

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