Il ruolo del diaframma nel reflusso gastro-esofageo

Nell’articolo precedente, Il dolore cervicale e lombare da stress, abbiamo visto che lo stress della vita moderna induce le persone ad adottare uno schema respiratorio stressogeno: si respira abitualmente col torace invece che respirare fisiologicamente col diaframma. A livello strutturale, tale schema vizioso crea varie disfunzioni miofasciali che impattano negativamente soprattutto sul tratto cervicale e lombare.

In realtà l’ipo-attività del diaframma incide altrettanto negativamente anche sulla sfera viscerale, specialmente sull’esofago e sullo stomaco. Vediamo in che modo.  

N.B.: questo articolo non si pone l’obiettivo di fare diagnosi, questo è il compito dello specialista, in questo caso il gastro-enterologo. Il focus è quello di dare una visione più ampia di tutte le problematiche relative alla sfera gastrica, soprattutto quelle di lieve entità. I consigli dati non intendono sostituirsi ad una cura farmacologica, anzi ne potrebbero aumentare l’efficacia.

Lo stomaco, zitto zitto, i suoi danni li crea  

In anni di lavoro come osteopata, le due zone anatomiche dove ho riscontrato maggiori disfunzioni a livello viscerale sono quella epatica (fegato) e gastrica (stomaco); non a caso entrambe si trovano appena sotto il diaframma. In effetti fegato e stomaco sono intimamente legati all’attività diaframmatica, ma vanno in disfunzione per 2 motivi diversi. In questo articolo ci concentriamo sullo stomaco e l’esofago.

Solitamente il profano, prima ancora di andare dallo specialista, intuisce che ha problemi allo stomaco e/o esofago quando ha

  • nausea ricorrente
  • sensazione di addome gonfio
  • bruciore e a volte dolore retro-sternale (pirosi)
  • una tosse persistente senza però avere problemi alle vie aeree
  • acidità in gola
  • eruttazioni continue
  • cattivo alito

In realtà, quando mi arriva un paziente con problematiche di

  • sinusite
  • e/o mal di gola ricorrente
  • e/o asma
  • e/o cervico-brachialgia sinistra
  • e/o torcicollo sinistro
  • e/o periartrite sinistro (periartrite= dolore alla spalla in medichese)
  • e/o dolore zona scapolare sinistra
  • e/o lombalgia sinistra
  • e/o ipo-mobilità anca sinistra (con o senza dolore)
  • e/o gonalagia sinistra (gonalgia= dolore al ginocchio in medichese)
  • e/o neuroma di Morton al piede sinistro

senza una causa traumatica scatenante ben definita, è quasi matematico che la concausa principale sia un problema cronico allo stomaco che si manifesta per riflesso sulla struttura.

Quando nell’anamnesi faccio presente ciò, molto spesso il paziente mi risponde in modo molto sicuro: “Ma io digerisco anche i sassi!”.

Tassativamente, dopo il trattamento, il paziente percepisce palesemente cosa voglia dire avere uno stomaco più elastico e leggero e quanto ciò fosse in effetti collegato ai suoi sintomi strutturali. Non voglio però soffermarmi sui miei trattamenti perché in realtà con i giusti accorgimenti ed esercizi il paziente può ottenere ottimi benefici anche senza l’aiuto ripetuto di un terapista. Voglio invece puntualizzare il concetto che tante disfunzioni strutturali sono in realtà problematiche gastriche riflesse che nel tempo si strutturano nel tessuto mio-fasciale. Ne riparlerò comunque in modo più approfondito in un prossimo articolo.  

Ma perché lo stomaco va spesso e volentieri in disfunzione?

Il passaggio gastro-esofageo: il tallone d’Achille della ‘macchina Uomo’  

Sicuramente oggigiorno la qualità e la quantità di cibo che introduciamo nel nostro organismo superano di gran lunga la capacità di gestione da parte del nostro apparato digestivo. In effetti fare brevi periodi di digiuno è funzionale per permettere a tutti gli organi dell’apparato digerente di scaricarsi e rivitalizzarsi.

In realtà esiste un altro fattore anatomico e meccanico che incide fortemente sullo stato funzionale dello stomaco e dell’esofago.  

L’esofago è praticamente un tubo che si collega ad una sacca che è lo stomaco; il cibo predigerito viene transitato dall’esofago verso lo stomaco dove viene sciolto in parte dai succhi gastrici, prodotti dalle mucose dello stomaco. Al contrario dello stomaco, le pareti interne dell’esofago non sono in grado di contrastare l’acidità dei succhi gastrici. Quando i succhi gastrici risalgono verso l’esofago, allora siamo in presenza del famoso reflusso gastro-esofageo. Per questo motivo c’è un meccanismo fisiologico che impedisce tale fenomeno di risalita dei succhi gastrici

  • al 50% esiste uno pseudo-sfintere: lo sfintere esofageo inferiore (SEI) che non è una vera e propria valvola perché non si chiude totalmente
  • al 50% esiste un angolo acuto (angolo di His) tra esofago e stomaco che viene mantenuto da un legamento collegato al pilastro destro del diaframma, praticamente è un laccio che passa attorno allo SEI, e in effetti si chiama laccio di Allison. Cosa succede in poche parole: di base, il tono muscolare del diaframma mantiene l’angolo di HIS acuto e in più, ad ogni atto inspiratorio, il pilastro diaframmatico contraendosi tira il laccio di Allison che a sua volta chiude ulteriormente l’angolo tra esofago e stomaco, impedendo in questo modo la risalita dei succhi gastrici.

Questo doppio meccanismo è molto funzionale perché se dovesse esserci un semplice sfintere (tipo il piloro tra stomaco e duodeno) che si chiude totalmente, sarebbe un problema nell’atto del vomito: non permetterebbe l’espulsione in breve tempo di grandi quantità di materiale dallo stomaco verso l’esterno.

Questa strategia presenta però un notevole handicap: il 50% della chiusura dello SEI dipende dal tono e dall’attività CONTINUA del diaframma. In effetti, come abbiamo visto nell’articolo Lo stress e la respirazione sbagliata, la peculiarità dell’essere umano moderno è proprio quella di attivare scarsamente la respirazione diaframmatica.  

Il problema s’instaura quando il diaframma si indebolisce per ipo-attività e rimane in posizione di espirazione, quindi con la cupola in posizione alta: praticamente l’angolo tra esofago e stomaco rimane aperto ed ecco che iniziano i problemi:

  • lo stomaco non viene più massaggiato costantemente durante l’attività respiratoria, quindi avrà tendenza a perdere elasticità quindi funzionalità
  • inizialmente i succhi gastrici risalgono verso l’esofago con tutti i sintomi correlati
  • nel tempo, una porzione di stomaco può risalire oltre lo SEI: ecco che appare la famosa ernia iatale

Qual è la soluzione?  

A questo punto l’unica soluzione sembra essere quella di riattivare la respirazione diaframmatica e ridare tono al muscolo diaframma; solo in questo modo si può riportare l’angolo di His ad un’angolazione funzionale, che impedisce la risalita dei succhi gastrici. Chiaramente quando la situazione è compromessa e i tessuti sono lesionati, la competenza è sicuramente medica; ciò non toglie però che riportare l’angolo di His ad una angolazione fisiologica, con esercizi specifici, sia funzionale nell’ottica di un buon esito terapeutico.  

Esiste una varia gamma di esercizi per la riattivazione della respirazione diaframmatica e del potenziamento del diaframma, ma non mi risulta (forse c’è ma non l’ho ancora trovata) che esista una tecnica che permette di automatizzare la respirazione diaframmatica, e quindi di attivarla anche senza pensarci.

Io stesso, prima di scoprire il metodo Ritm-U®, pur sapendo respirare decorosamente col diaframma, attivavo tale muscolo solo quando ci pensavo; quando non ci facevo caso avevo una respirazione prevalentemente superficiale, veloce e spesso ero in apnea. Sin da piccolo lo stomaco è sempre stato un mio punto debole, ma non le sapevo: ogni tanto mi venivano delle fitte retro-sternali e mia madre mi rassicurava dicendomi che erano dolori da crescita, poi sono scomparse e mi è venuta l’asma, poi la sinusite, poi mal di gola ciclici, poi in età adulta torcicolli e lombalgie ricorrenti sempre a sinistra. La cosa interessante è che man mano arrivavano i sintomi nuovi, quelli precedenti scomparivano o quasi… ah ovviamente anch’io mangiavo i sassi! Da quando ho intrapreso un percorso virtuoso facendo vari esercizi specifici, tra cui Tai Chi e adottando un regime alimentare più sano, i sintomi sono diminuiti; li ho poi risolti definitivamente da quando ho automatizzato una respirazione diaframmatica, ritmica ed armonica.

Tornando al nostro stomaco e al nostro esofago, lungo quest’ultimo decorre un nervo di un’importanza fondamentale a livello neurovegetativo: il nervo vago. Questo sarà il tema del prossimo articolo: Come riattivare il nervo vago

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Un abbraccio

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