Lo stress e la respirazione sbagliata

Nell’articolo precedente, Respirazione diaframmatica vs toracica abbiamo visto che la respirazione diaframmatica e la respirazione toracica sono entrambe fisiologiche e funzionali in base alle richieste dell’organismo. La fisiologia della meccanica respiratoria avviene, a seconda della situazione psico-fisica, con un’attivazione temporale ben precisa di tutti i muscoli coinvolti; purtroppo però, nella società moderna, questa fisiologia non viene praticamente mai rispettata dalle persone. Vediamo il perché.

La Mente, punto di forza e di debolezza dell’essere umano  

Quello che caratterizza noi essere umani è la Mente, ovvero la corteccia prefrontale del cervello; per saperne di più ti consiglio di leggere i miei articoli L’interconnessione Mente-Corpo e 3 trucchetti per gestire la Mente. 

La Mente è un potente computer biologico che elabora i dati che le arrivano sia dall’ambiente interno (il corpo) sia dall’ambiente esterno, in base ad algoritmi o schemi mentali imparati e strutturati nei primi anni di vita. La Mente ha la tendenza a stare o nel passato o nel futuro o nella dimensione virtuale, difficilmente nel presente. Inoltre la Mente amplifica le emozioni, generando in questo modo tantissima corrente bio-elettrica che si riversa poi nel corpo: questa è l’origine delle disfunzioni psico-somatiche a carico del tessuto fasciale. Questo meccanismo viene spiegato dettagliatamente nell’articolo Psico-somatica e Somato-psichica.  

L’essere umano, soprattutto nella società moderna tecnologica, è sommerso da informazioni: eccessivo uso di apparecchi multimediali, luci artificiali, rumori caotici continui… Questo bombardamento di informazioni lo rende incapace di vivere il suo presente biologico in modo semplice e reale come la Natura ha progettato; la Mente elabora in continuazione tantissimi dati, soprattutto virtuali.

Per questo motivo il Sistema Nervoso Autonomo (SNA) è pressoché in continua simpaticotonia ovvero in modalità di stress; ne consegue che fisiologicamente la respirazione diventa toracica, quindi veloce e superficiale, coinvolgendo poco il muscolo diaframma. La ripetizione nel tempo dello schema respiratorio stressogeno, quindi superficiale e veloce, si automatizza. La conseguenza è che anche a riposo, il SNA fa fatica a passare in modalità di parasimpaticotonia, cioè di riposo e riparazione. Si entra così in un circolo vizioso che altera profondamente il funzionamento dell’organismo. Si osservano disfunzioni a carico di:

  • ritmo cardiaco
  • pressione arteriosa
  • digestione
  • postura
  • drenaggio venoso e linfatico
  • qualità del sonno
  • lucidità mentale
  • gestione dello stress
  • sistema immunitario
  • sistema emuntorio

Nei vari test che ho effettuato sui miei pazienti per sviluppare gli algoritmi della App Ritm-U®, ho notato delle cose interessanti. Nel test chiedo al paziente, che è sdraiato supino sul lettino, di respirare profondamente col diaframma per un minuto senza usare i muscoli toracici

  1. Alcuni, solitamente quelli più ansiosi, non riescono a svolgere una respirazione diaframmatica; pur concentrandosi, neppure da una posizione supina nella quale teoricamente l’organismo dovrebbe essere molto rilassato. Figuriamoci come respirano in dinamica nel caos della vita quotidiana!
  2. Altri iniziano la fase inspiratoria col diaframma ma la concludono col torace. Questo indica che hanno un diaframma talmente debole che non riesce a completare un atto inspiratorio per intero senza il compenso dei muscoli toracici
  3. La maggior parte riesce ad attivare il muscolo diaframma in inspirazione, ma in modo forzato; dovrebbe essere invece una respirazione rilassante ed armonica. Con questo gruppo di pazienti, finito il test e proseguendo normalmente col trattamento, continuo senza dire niente ad osservare l’attività diaframmatica: è interessante notare come lo schema respiratorio non controllato, quindi quello che questi pazienti usano solitamente nel quotidiano, è totalmente diverso rispetto a quando lo controllano: spesso diventa toracico e, se rimane diaframmatico, è veloce e superficiale con momenti di apnee.
  4. Quando faccio il secondo test di attivazione diaframmatica da seduto, il comportamento del diaframma cambia di parecchio rispetto alla posizione supina: mentre da sdraiato quasi tutti riescono ad attivarlo, da seduto invece la respirazione diventa quasi sempre toracica (spiego il motivo nel prossimo paragrafo). Visto che siamo bipedi e che non viviamo sdraiati, è facile intuire che nella vita quotidiana il povero diaframma è bello che trascurato.
  5. Nell’esame palpatorio del torace e della muscolatura respiratoria, trovo in quasi tutti i pazienti una forte rigidità dei pilastri del diaframma; si tratta della parte muscolare che si inserisce anteriormente sulle prime vertebre lombari e che permette al diaframma di abbassarsi nell’inspirazione: ciò vuol dire che il diaframma per ipo-attività si indebolisce e si fibrotizza. In più il torace appare spesso rigido e con una conformazione che indica una cupola diaframmatica in posizione alta, cioè in espirazione; inoltre tutta la muscolatura tra la cervicale e il torace appare ipertonica con blocchi articolari alla cervicale e alla zona scapolare. Ciò è segno di iper-attività della muscolatura inspiratoria toraco-cervicale. Nel prossimo articolo spiegherò perché tale schema crea blocchi articolari alla cervicale.

Un’importante legge osteopatica dice che la struttura e la funzione hanno un rapporto di interdipendenza reciproca, cioè l’una condiziona l’altra. nel caso specifico dell’attività respiratoria, uno schema respiratorio disfunzionale nel tempo (respirazione diaframmatica insufficiente o respirazione toracica) modifica la struttura della gabbia toracica. Vediamo in che modo  

Come un cane che si morde la coda  

La respirazione diaframmatica è profonda e lenta, inoltre è responsabile dell’espansione di quasi 2/3 dei polmoni. La respirazione toracica invece riesce ad espandere solo 1/3 dei polmoni, compensa quindi la poca profondità con la velocità.

Chi ha uno schema respiratorio tendenzialmente toracico, è abituato a fare tanti atti respiratori brevi e veloci, usando tutti muscoli inspiratori possibili. In questo modo, oltre ad avere un notevole dispendio energetico, si formano parecchie contratture che generano rigidità articolare globale della gabbia toracica, causate dall’eccessivo lavoro di tali muscoli; ricordo che fisiologicamente la respirazione toracica è funzionale solo nei momenti di forti stress poiché, se protratta nel tempo, diventa disfunzionale.

Nel momento in cui si chiede di attivare la respirazione diaframmatica, il povero diaframma, che è poco stimolato, deve mobilizzare una gabbia toracica rigida e pesante: è come schiacciare il pedale dell’acceleratore col freno a mano tirato. Ecco perché durante i test di respirazione in posizione seduta (dove il peso della gabbia toracica incide) i pazienti respirano col torace o, se respirano col diaframma, lo fanno con atti brevi e veloci. Diventa un vero e proprio circolo vizioso per cui un diaframma debole lascia spazio alla respirazione toracica che a sua volta lo indebolisce ulteriormente: per me questo è il punto di partenza di tutte le disfunzioni somatiche e somato-psichiche.  

Per fare capire l’importanza di adottare uno schema respiratorio diaframmatico, funzionale al mantenimento dell’equilibrio pico-fisico, nei prossimi articoli elencherò tutte le disfunzioni legate ad uno schema respiratorio toracico; in questo modo potrai individuare e avere più consapevolezza dei tuoi sintomi rincorrenti.    

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Un abbraccio

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